Conclusa la raccolta firme a Carpi!

Sembra ieri quando la prima firma veniva apposta, il 1° maggio, al nostro banchetto in Piazza Martiri e con la quale si inaugurava  una grande campagna nazionale su 3 temi fondamentali e di straordinaria urgenza. È della settimana scorsa la notizia che il traguardo delle 500mila firme è stato raggiunto per tutti i tre quesiti: contro il legittimo impedimento, contro il nucleare e contro l’acqua privatizzata. Ma se è vero che il primo traguardo è stato raggiunto, gli sforzi sono ancora tanti per raggiungere l’obiettivo vero e proprio: la vittoria dei referendum. Dopo i passaggi burocratici necessari, si passerà infatti al voto referendario, momento cruciale nel quale la tenuta democratica del nostro Paese sarà messa a dura prova, e saremo chiamati a combattere contro le solite sirene dell’astensionismo, dell’indifferenza e dell’antidemocrazia. C’è urgenza, urgenza democratica: la normativa sul legittimo impedimento ha già fatto comprendere i pericoli e le insidie che porta con sé, ne è dimostrazione la recente vicenda Brancher. Il nucleare rappresenta una fonte di energia ormai superata, pericolosa, inutile: non fa gli interessi dei cittadini, e per questo deve essere la costruzione di centrali sul territorio italiano deve essere fermato. Così come la privatizzazione della gestione dell’acqua, il bene pubblico per eccellenza, rappresenta un assoluto controsenso, anch’esso pensato nell’interesse ed a vantaggio di pochi.

Il gruppo IDV di Carpi ringrazia tutti  coloro che hanno dedicato parte del loro tempo per sostenere la raccolta delle firme : Valeria Amborno, Alessia Ferrari, Marco Capetta, Andrea Bizzarri, Flavia Briguglio, Paolo Fornasari, Valerio Maretti e Cattini Davide, che sotto la pioggia battente o sotto il sole cocente, non si sono arresi ed hanno contribuito a fare in modo che i pensieri dei cittadini possano trovare una voce ed uno spazio (per noi fondamentale) all’interno della vita politica Italiana. Ma, il ringraziamento maggiore è per le quasi 900 persone (Carpi è il 2° comune della provincia per numero di firme raccolte, subito dopo Modena, nonostante la pressoché nulla attenzione sui referendum da parte di tutti i mezzi di comunicazione) che si sono fermate per apporre la loro firma e alle tante altre che hanno chiacchierato, scambiato idee e si sono confrontate con noi perché la dialettica ed il confronto sono essenziali per la nostra crescita. Grazie di cuore!

Fabio Esposito, resp. Comunicazione e banchetti idv Carpi

Lo strano caso del ministro imputato (e già impedito legittimamente)

Aldo Brancher è il nuovo ministro per l’attuazione del federalismo. Tralasciamo per un attimo il discorso sull’utilità di questa nuova carica, soprattutto in tempo di crisi e tagli indiscriminati a tutto quello che non sia della casta. E analizziamo la nomina. Brancher è una vecchia conoscenza di casa Berlusconi, fin dai tempi in cui faceva da intermediario tra il partito socialista e Fininvest piazzando spazi pubblicitari del partito sulle reti del Cavaliere. In seguito, ha attraversato processi per finanziamento illecito ai partiti e falso in bilancio, perdendo le cause sia in primo che in secondo appello. Era colpevole, ma fu assolto. Per la prima accusa, il reato cadde in prescrizione. Per la seconda, il reato venne cancellato. Ve lo ricordate? Sì, fu la depenalizzazione del falso in bilancio attuata proprio da Silvio Berlusconi.

Qualche tempo in galera, comunque, se lo fece. Subito dopo, divenne molto velocemente responsabile di Forza Italia nord, poi deputato e infine sottosegretario alle riforme istituzionali. Insomma, la carica attuale di Ministro è solo l’ultimo scalino di una carriera di rapida ascesa.

Una rapida ascesa sia come uomo politico che come imputato nei processi. Dopo le disavventure degli anni scorsi, infatti, oggi il neo-ministro è già sotto processo. Questa volta si tratta di appropriazione indebita in relazione ai soldi incassati dall’ex numero uno della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, nell’ambito della famosa scalata ad Antonveneta. Il suo nome è venuto fuori anche tra le parole di Gennaro Mokbel, personaggio collegato in più modi all’inchiesta sul maxiriciclaggio.

Fresco di nomina, però, il Brancher si è già immedesimato nel ruolo, dichiarandosi impossibilitato ad attendere al processo per “motivi istituzionali“. Ve lo ricordate? Si, è proprio l’ultima arrivata delle leggi ad personam, il legittimo impedimento. Che, oltre che per il capo del Consiglio, vale anche per i ministri. Una nomina arrivata quindi con la giusta tempistica, e così un altro processo è stato bloccato, un altro cittadino è attualmente al di sopra degli altri di fronte alla legge. Con buona pace dell’articolo 3 della Costituzione, e di tutti noi che possiamo però fermarli andando a firmare i 3 referendum tra i quali c’è proprio quello per abolire la norma del legittimo impedimento.

fonte

Rinnovo l’invito a venire a firmare ai nostri banchetti. Ci trovate:

Sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 19.00

Domenica dalle 17.00 alle 20.00 (non tutte le settimane)

Giovedì dalle 9.30 alle 12.30

La Consulta boccia il decreto sulle centrali nucleari

In attesa di esaminare domani il ricorso presentato da molte Regioni, la Corte Costituzionale ha bocciato una parte sostanziale del decreto legge che sanciva il ritorno dell’Italia al nucleare. E’ stato disintegrato nel silenzio totale dei maggiori media.
La sentenza è la numero del 9 giugno 2010. Essa ha cancellato, in quanto incostituzionale, il quarto articolo della legge numero 102 del 3 agosto 2009: il ritorno al nucleare, appunto.
Il nodo dell’incostituzionalità, tagliando con l’accetta: si è fatto per l’atomo un provvedimento urgente (un decreto legge, un pacchetto anti-crisi e per lo sviluppo) affidandone l’esecuzione a capitali privati, che sono per natura incerti: è una cosa inconciliabile con l’urgenza stessa.
Il quarto articolo del decreto legge sul nucleare diceva in sostanza tre cose.
Primo, che la costruzione delle centrali nucleari era faccenda urgente e indispensabile. Secondo, che essa sarebbe stata realizzata con capitali privati, o prevalentemente privati. Terzo, che il Governo avrebbe potuto istituire commissari straordinari con poteri esclusivi e totali a proposito dell’ubicazione delle centrali.
La questione della costituzionalità di questo articolo era stata sollevata dalle Regioni Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e dalla Provincia autonoma di Trento.
La suprema corte ha appunto stabilito che l’urgenza delle centrali nucleari non si concilia con il ricorso ai capitali privati per costruirle: un’azienda investe dove e quando le conviene, non al comando di un decreto legge.
Dice la sentenza: “trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime”.
Dunque, se lo Stato non si muove in prima persona, le centrali nucleari non sono poi così urgenti. E di conseguenza “non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi”.

Questo è il modo di fare di questo governo, vi sta bene?

La sentenza della Corte Costituzionale numero del 9 giugno 2010 che boccia il ritorno al nucleare

Fabio E.

fonte qui

Legge bavaglio:estero

Italia: passa al Senato la legge che limita le intercettazioni telefoniche
Articolo di Politica interna, pubblicato venerdì 11 giugno 2010 in Spagna.

[El Periodico]

Giudici, giornalisti e polizia si scagliano contro la già battezzata ‘legge bavaglio’
Chi divulgherà intercettazioni sarà punito con multe e carcere

Se la Spagna fosse l’Italia le intercettazioni telefoniche del caso Gurtel non si sarebbero potute pubblicare fino all’udienza pubblica e poi solo in forma riassunta. Al contrario, i proprietari dei quotidiani avrebbero dovuto pagare una multa di quasi mezzo milione di euro e gli autori degli articoli sarebbero stati sospesi dall’esercizio della professione.

Questo potrebbe essere uno dei casi contemplati dalla legge bavaglio che limita le intercettazioni telefoniche e la loro diffusione approvata ieri dal Senato e così chiamata da magistrati, sindacati di polizia, giornalisti, editori di giornali e da quasi il 70% dell’opinione pubblica, secondo un’inchiesta realizzata da alcune emittenti televisive. D’ora in avanti anche gli editori dovranno esercitare una censura affinché i propri giornalisti non commettano effrazioni.

Mentre i senatori si apprestavano ad approvare la legge, che ha ottenuto 164 voti a favore e 25 contrari, i parlamentari dell’Italia dei Valori, partito il cui leader è Antonio Di Pietro, hanno occupato l’aula del Senato fino a quando non sono stati allontanati con la forza. Al momento della votazione i senatori progressisti (PD) sono usciti dall’aula, mentre fuori dal Senato manifestavano i giovani del Popolo viola, autoconvocatisi tramite internet.

Giornali listati a lutto – La FNSI, potente sindacato dei giornalisti, ha deciso che questo sabato i quotidiani usciranno con una fascia a lutto ed ha convocato uno sciopero nazionale per il 7 luglio. ‘Si tratta di un colpo mortale alla libertà e siamo pronti alla disobbedienza civile’, ha annunciato la FNSI. Nel frattempo il partito di Di Pietro ha registrato un dominio in Belgio per pubblicare le intercettazioni proibite in Italia e si stanno preparando altre iniziative – come pagine in bianco o in nero – sia nei quotidiani italiani che in quelli europei.

Secondo i conservatori la legge approvata protegge il diritto alla privacy in quanto impedisce che vengano pubblicate le conversazioni delle persone indagate per alcuni reati. Come quella tra i due costruttori che nella notte del terremoto all’Aquila (6 Aprile 2009, 308 morti) se la ridevano nei loro letti per gli affari che avrebbero fatto. ‘Non ci sono terremoti tutti i giorni’ dicevano.

Allo stesso modo non sarebbe stato possibile divulgare la conversazione privata che la prostituta Patrizia D’Addario registrò nella camera da letto mentre stava sola con Silvio Berlusconi. Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori progressisti (PD), ieri ha dichiarato: ‘ Volete nascondere i vostri affari e l’uso che avete fatto del denaro pubblico. Cio’ non ha nulla a che fare con la protezione della vita privata bensì con l’ignoranza e la cecità del popolo’.

La minaccia alla libertà di stampa in Italia è un problema per l’intera Europa
Articolo di Politica interna, pubblicato domenica 30 maggio 2010 in Gran Bretagna.

[The Guardian]

L’Euro non è la sola questione spinosa dell’Europa: c’è anche la fondamentale libertà di stampa. C’è il disegno di legge che deve passare al vaglio del Senato italiano questa settimana.

Niente più resoconti su indagini prima che il processo abbia inizio (anche se il processo durasse per anni). Niente più registrazioni o fotografie di alcuna persona, nemmeno di boss mafiosi, a meno che il soggetto non dia il consenso. Soltanto i membri dell’”Ordine Nazionale dei Giornalisti” approvato dallo Stato potranno registrare o filmare. Multe che sfiorano il mezzo milione di euro per i trasgressori, 20.000 euro per ogni giornalista che contravviene.

E’ un crudele insulto a tutto ciò che può esser chiamato libertà di stampa in una democrazia che funziona solo a metà. Forse, una squallida dittatura da Terzo Mondo chiamata Berlusconia: ma questa è l’Europa, la nostra Europa.

Giorno nero per la stampa in Italia pubblicato giovedì 10 giugno 2010 in Austria

[Der Standard]

Il Senato approva una legge bavaglio per i giornalisti e la cronaca giudiziaria viene fortemente limitata

La protesta di opposizione, avvocati, editori e sindacati non ha avuto effetto. Nel corso di una tumultuosa riunione il senato italiano ha approvato giovedì una delle leggi più controverse degli ultimi anni. La norma denunciata da editori e giornalisti come “legge bavaglio” espone tutti i i media a sanzioni draconiane per ogni inchiesta ufficiale su procedimenti giudiziari prima dell’inizio ufficiale del processo. La pubblicazione di atti processuali e dei verbali di intercettazione è punibile con ammende fino a 450.000 €, anche nel caso in cui le registrazioni telefoniche non siano più coperte da segreto d’indagine.

La legge voluta dal premier Silvio Berlusconi mette un limite alle possibilità di intercettare di giudici e pubblici ministeri, in molti casi di 75 giorni. L’associazione dei magistrati e i sindacati di polizia mettono in guardia sulle “conseguenze disastrose” per la lotta al crimine. Invece Berlusconi ha spiegato che “solo una piccola lobby di giudici e giornalisti” ostacolerebbe la tutela della privacy. In Italia “la sovranità non appartiene al popolo, ma alla magistratura politicizzata”.

L’associazione degli editori di quotidiani e il sindacato giornalisti da settimane porta avanti una battaglia contro la legge. I caporedattori di tutti i principali media hanno messo in guardia, insolitamente unanimi, sul pericolo di una “pericolosa minaccia alla libertà di stampa” con la nuova legge. Anche Vittorio Feltri del quotidiano di casa Berlusconi “Il Giornale” si è unito all’appello come pure il redattore del giornale vaticano “Osservatore Romano”, tradizionalmente conservatore. 275.000 cittadini hanno sottoscritto l’appello di attivisti per i diritti costituzionali e migliaia gli appelli a non firmare il testo sono stati inviati per email al Presidente Giorgio Napolitano. Molti lettori hanno recapitato al quotidiano La Repubblica foto in cui erano visibili volti imbavagliati. Da due settimane a questa parte i quotidiani italiani riservano articoli sulla questione giustizia con il commento: “dopo la legge bavaglio potreste non leggere più questo contributo.”

Quando mercoledì il governo ha annunciato di mettere la fiducia al voto, in senato si sono verificate azioni di protesta. La frazione del partito di Antonio Di Pietro “Italia dei Valori” ha occupato i banchi del governo, dove ha trascorso la notte. Lo spinoso dibattito conclusivo è potuto iniziare solo quando i dodici senatori sono stati espulsi dall’aula. In segno di protesta il Partito Democratico ha annunciato la sua non partecipazione al voto di fiducia, in quanto si tratterebbe di una legge con la quale i potenti vogliono proteggersi dalla stampa. Mentre davanti al senato si sono radunati cittadini esasperati per un sit-in, il disegno di legge è stato approvato con 164 voti favorevoli e 25 contrari.

Il sindacato dei giornalisti ha parlato di “giorno nero per la libertà di stampa in Italia”. Il sindacato e l’emittente televisiva Sky vogliono portare la legge di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Molti giuristi sostengono che il divieto di pubblicazione è contrario al diritto all’informazione garantito dalla Costituzione. D’altronde il Presidente del Consiglio Berlusconi ha definito la Costituzione italiana un “inferno”. Governare l’Italia è una “vera sofferenza”.

Da Italia dall’estero

IL D-DAY, 2 GIUGNO, GIORNO DELLA DEMOCRAZIA

L D-DAY, 2 GIUGNO, GIORNO DELLA DEMOCRAZIA

Il 2 giugno, giorno della Repubblica, quest’anno sarà anche il giorno della Democrazia, il D-DAY. L’Italia dei Valori ha convocato un giorno di mobilitazione e partecipazione perché sui temi fondamentali della società devono essere i cittadini a decidere.

Un giorno speciale all’interno della campagna dei 3 referendum di IdV: 1000 banchetti, gazebo e punti di raccolta firme saranno organizzati in tutta Italia, di cui [inserire numero] nella sola [inserire regione]. E con un obiettivo ambizioso ma alla portata: 100mila firme in un solo giorno!

Lo strumento dei referendum ha avuto un’importanza decisiva nella vita politica italiana: dobbiamo riportarlo a quel ruolo di metro, insindacabile, della volontà del popolo. Per questo il D-DAY segnerà anche il successo dell’idea di partecipazione attiva, di un popolo vigile, che non si fa addormentare dalle chiacchiere di TG schierati o assoggettati.

Questo Governo pensa di poter fare qualsiasi legge, per quanto scandalosa e insensata, ma con i 3 referendum possiamo dimostrare che non è così.

“Blocca il nucleare, difendi l’acqua, ferma l’impedimento: non farti imbrogliare, la tua firma li può fermare!”

Per maggiori informazioni: www.3referendum.it

Il nostro impegno sull’acqua

L’obiettivo del quesito referendario sull’acqua di Italia dei Valori è quello di cancellare alcune disposizioni che, tra il 2008 e il 2009, l’attuale governo Berlusconi ha introdotto minando alla base la gestione pubblica delle risorse idriche.

Innanzitutto, semplicemente eliminando le parole “nonché in materia di acqua” (dall’articolo 23-bis della legge 133/2008), si elimina il pericoloso collegamento tra risorse idriche e “servizi pubblici di rilevanza economica” (come i trasporti, i rifiuti o il gas). Perché “pericoloso”? Perché per questa categoria, il governo prevede dal 2012 il passaggio obbligatorio alla gestione dei privati o in alternativa che almeno il 40% delle  società di gestione venga ceduto ad essi tramite gara.

Nelle società miste, inoltre, un’altra legge approvata dal centrodestra stabilisce che ai privati sia affidata la gestione “in rispetto del concetto di autonomia gestionale del soggetto gestore”.  Quindi, anche se proprietario solo del 40%, il privato avrebbe totale autonomia per qualsiasi aspetto operativo: i servizi offerti, le tariffe, gli investimenti, la decisione di come e quando fornire l’acqua. Attraverso le modifiche da noi proposte (all’art. 15 del decreto legge 135/2009), verrebbe meno questo piccolo sotterfugio, ovvero assegnare una proprietà di facciata al pubblico, e privatizzare la gestione effettiva.

In caso di successo, quindi, del quesito referendario, si cancellerà l’obbligo di sottoporre il servizio idrico integrato a gara. Questa possibilità imposta, e non scelta, sarebbe una grave distorsione, per esempio obbligando anche comuni e società pubbliche virtuose a cambi societari insensati e dannosi per tutti.

da 3referedum

Perchè no al nucleare

Le ragioni dei tre referendum

Di Pietro a Bologna

per info: www.3referendum.it, f.esposito.idv@gmail.com (per aiutarci nel nostro comune o per qualsiasi altra info)

Italia, libertà filtrate?

E’ successo di nuovo. I politici mettono mano a Internet per regolarla, e fanno danni perchè lo fanno in fretta e furia senza chiedere pareri agli addetti ai lavori e trattando la Rete come se fosse un qualsiasi mezzo di comunicazione: ma ormai dovrebbe essere chiaro che la materia è delicata e richiede competenza… Bastava sentire un giurista esperto della materia come Stefano Rodotà, o Giuseppe Corasaniti, o Guido Scorza, o Daniele Minotti… I politici, con gran parte dei media tradizionali silenti, indifferenti, ignari o peggio ancora compiacenti, ci stanno scrivendo le regole per comunicare nel digitale, e noi Netizens se non ci svegliamo e non ci mobilitiamo per tempo rischiamo di arrivare troppo tardi e di diventare dei fuori-legge.

L’articolo 50-bis del disegno di legge 733, noto come il “pacchetto sicurezza“, passato ieri al Senato e che deve essere adesso sottoposto alla Camera, costringe gli Internet provider a filtrare i contenuti a caccia di istigazioni a delinquere e apologie di reato, e Facebook  in Italia rischia di non poter più proseguire la sua avventura.

L’emendamento, introdotto dal senatore dell’Udc Gianpiero D’Alia, riguarda la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet“, che al comma 1 recita:

“Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete Internet, il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla Rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine”.

Una volta emesso il decreto, gli Internet provider dovranno innescare “appositi strumenti di filtraggio” (le cui caratteristiche tecniche devono ancora essere tracciate dal ministro dell’Interno, da quello dello Sviluppo economico e quello della Pubblica amministrazione e innovazione) e isolare la pagina incriminata entro 24 ore, pena una multa da 50 mia a 250 mila euro, e l’accusa di concorso di “apologia o di istigazione in via telematica sulla rete Internet”, un’imputazione punita con il carcere (articolo 414 e 414 c.cp.): da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

Ma secondo i giuristi esperti della materia, i reati d’opinione potrebbero sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell’individuo: diritto tutelato dall’articolo 21 della Costituzione.  Con i fornitori di Internet costretti a setacciare la libera espressione.

Non solo: secondo gli esperti non è tecnicamente possibile filtrare Internet: la natura della Rete (quindi anche di Facebook) rende impossibile la censura, spiega Alessandro Ranellucci.

Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider, esprime la preoccupazione di tutti gli Isp (Internet service provider): “Con la scusa di perseguire un fine nobile (perseguire un reato) si determinano misure che ledono significativamente la libertà d’impresa di chi non ha commesso alcun reato…” e lancia una provocazione illuminante: “Per catturare tutti i latitanti perchè non obbligare tutti gli esercizi pubblici ad effettuare l’identificazione e ovviamente, in caso di mancata identificazione di un latitante, erogare una multa da 50 a 250 mila euro?”.

Per Paolo Nuti, presidente di Aiip, “il rischio è che anzichè concentrare l’attenzione su chi utilizza Internet per compiere reati e rimuovere i contenuti illecitamente diffusi, ci si limita a nasconderne l’esistenza a un’opinione pubblica giustamente allarmata, ma sostanzialmente inconsapevole della differenza che corre tra pull e push, tra Internet e la televisione, tra censura e sequestro…di questo passo, si rischia di ripristinare la censura delle comunicazioni interpersonali, espressamente esclusa dall’articolo 15 della Costituzione”.

Su Punto Informatico oggi Stefano Quintarelli, esperto di tlc, denuncia: “L’Ict è un tema specialistico non così ampiamente noto ai parlamentari. Esiste la Fondazione Bordoni che è un thinktank in materia di tlc, che ha sempre lavorato per il ministero delle Comunicazioni. E’ stata consultata? Non credo proprio che avrebbe espresso parere favorevole a un provvedimento come questo. E se non è stata consultata, sarebbe cosa buona e giusta farlo, per il futuro. Internet è uno strumento di comunicazione, non un’arma di diffusione di massa”.

E nel suo blog, Quintarelli si spinge a un paradosso condivisibile, che sottoscrivo! :-)   :
“Propongo di scrivere una legge che obblighi ogni ignorante tecnologico a una sanzione di 50.000 euro e alla reclusione per un massimo di anni 3, con una possibilita’ di riduzione della pena in caso di rimozione immediata della propria ignoranza tecnologica mediante gli appositi strumenti.
Oppure aboliamo la commutazione di pacchetto, e non ne parliamo piu’.”

da La Stampa

Le date di questa settimana

banchetti per i 3 Referendum IDV in piazza martiri a Carpi, ci trovate:

SABATO 8 MAGGIO dalle 9 alle 12.30 circa e dalle 17
DOMENICA 9 MAGGIO dalle 9 alle 12.30 circa e dalle 17
GIOVEDì 13 MAGGIO dalle 9 alle 12.30

Per qualsiasi info:

f.esposito@gmail.com

bizzarri.andrea@comune.carpi.mo.it